Qual è davvero l’impatto per chi inizia? Tra obbligo di frequenza, piattaforme online e sessioni d’esame, uno studente racchiude in sei punti le sue osservazioni più schiette e spietate
La domanda probabilmente più naturale da porsi, al termine del primo anno d’università, è questa: ho scelto bene?
La risposta, decisiva, è la somma di parecchi fattori. Ed è soprattutto, personale. Utile a se stessi, un po’ meno agli altri.
Così ho deciso di cambiare angolazione, anzi di vedere la mia esperienza da diversi punti di vista, con l’obiettivo di fornire qualche informazione utile a chi, quando inizierò il mio secondo anno da universitario, sarà all’esordio assolto. Una matricola. Con un nuovo mondo da scoprire.
Ecco dunque, concentrati in sei punti, gli aspetti che ho scelto di includere in queste piccole finestre sulla vita di un giovane studente. A partire, ovviamente, dalle cose belle.
Cosa mi è piaciuto
Questa è la storia di come una persona inizialmente irritata dall’obbligo di frequenza ne ha scoperto invece i benefici.
Era fine maggio, quel periodo in cui hai un po’ la testa da un’altra parte. Sono gli ultimi giorni di lezione e magari hai già iniziato il tuo lavoro estivo, nel mio caso in un albergo della località dove vivo, Bellaria. C’è il sole e ti viene voglia di andare al mare.
Era un mercoledì. Dopo aver trascorso la mattinata al lavoro, la voglia di infilarmi il costume e gettarmi in acqua ha iniziato a salire prepotente. A contrastarla c’era una consapevolezza: quel giorno avevo lezione all’università e andando al mare l’avrei persa. Se non mi fossi presentato, non avrei raggiunto il numero di presenze minime e non sarei stato ammesso all’esame. Così, anche se malvolentieri, ho lasciato il costume nell’armadio e ho imbracciato lo zaino.
Indovinate un po’ su cosa si è concentrato gran parte dell’esame? Proprio sulla lezione di quel mercoledì. Esserci andato è stato un grande vantaggio e mi ha permesso di ottenere un buon voto.
Non andare a lezione non significa solo essere costretto a stare più tempo sui libri e sulle dispense per scoprire la materia da solo, con tutti i rischi del caso, ma soprattutto con un’altra immediatezza. Significa anche rischiare di perdere l’occasione che all’esame ti permetterà di fare centro.
Dopo questa esperienza ho imparato ad apprezzare l’obbligo di frequenza (previsto vista la presenza di diversi laboratori per il mio corso di laurea, Comunicazione e Digital Media, ma non per tutti quelli dell’Università di San Marino, dipende dall’indirizzo). È fondamentale.
Cosa non mi è piaciuto
Era marzo e la nostra agenda prevedeva due appuntamenti. Una lezione online, la mattina. Una in presenza, il pomeriggio. Insieme ad alcuni compagni di corso avevo deciso di salire dalla riviera a San Marino subito dopo colazione per seguire il primo appuntamento direttamente dalla sede universitaria, anche se dal computer.
Mentre ascoltavamo il docente, fuori ha iniziato a scendere la neve. Spesso ci si dà poco peso, perché prima che ‘attacchi’, cioé che imbianchi le strade rendendole scivolose, ci vuole del tempo. Quella volta invece è successo rapidamente. Quando è arrivata l’ora di pranzo, la parte alta della repubblica era ricoperta di bianco. Che fare?
Nevicava sempre più forte. Così abbiamo deciso di levare le tende. Abbiamo raggiunto il parcheggio coperto, dove avevamo sistemato la nostra auto, e siamo usciti. La prima macchina che abbiamo incontrato era impantanata a bordo strada. Brutto segno. Ma noi – prima marcia inserita in discesa per sfruttare il freno motore, guai a toccare i freni – siamo andati avanti. Poi ci sono state le strade chiuse perché inagibili, che ci hanno costretti a creativi cambi di itinerario. Uscire da San Marino è stata un’impresa, insomma. Che stress!
Un avvertimento
Per le iscrizioni agli esami occorre utilizzare un sito che si chiama “Esse3”. Beh, preparatevi a prenderci dimestichezza perché non è proprio immediato da utilizzare. Lì inoltre si visualizzano, accettano o rifiutano i voti.
Quando ci prendi la mano, vai con un filo di gas. Ma serve un po’ di tempo per arrivarci. Non è intuitivo.
Io ho avuto un piccolo shock. Sono andato sulla piattaforma e mi sono iscritto a un esame. O meglio, ero convinto di averlo fatto. Due giorni prima del giorno decisivo, parlando casualmente con un compagno di corso, ho scoperto che per prenotarsi agli esami occorreva compilare un breve questionario online di valutazione del corso. Così mi sono fiondato sulla piattaforma e l’ho compilato in extremis. Se non l’avessi fatto, il mio esame sarebbe slittato.
Una bella sorpresa
Prima di iniziare l’università avevo ascoltato una leggenda: i tempi di risposta delle segreterie studenti sono infiniti e spesso poco efficaci.
La mia esperienza è stata diversa, direi opposta. Vi spiego il perché.
Un giorno mi sono collegato al portale attraverso il quale ci si iscrive agli esami, che ho descritto prima, e ho scoperto che non avevo le presenze necessarie per sostenere la prova che avevo scelto. C’era stato un qualche disguido, perché ero certo di avere le carte in regola. Così, nonostante fosse un venerdì pomeriggio, ho scritto alla segreteria studenti. Lunedì mattina nella mia casella email c’era già la soluzione al problema. Da quel giorno vedo lo staff della segreteria con grande rispetto.
All’Università di San Marino c’è un bel clima, questo va riconosciuto. Nella mia classe siamo meno di cinquanta e si respira un’aria familiare. Ho conosciuto nuove persone e sono nate belle amicizie: andiamo insieme in vacanza, al mare, a ballare la sera. Si è innescato tutto in poco tempo ed è stato sorprendente, perché mi aspettavo invece un contesto nel quale ognuno pensa per sé e non c’è grande interazione fra colleghi.
Una sorpresa meno bella
All’interno dello stesso corso di studi c’è grande complicità, ma con gli altri programmi formativi dell’Ateneo no. È come se ci fosse un muro invisibile che impedisce la mescolanza fra persone che seguono indirizzi diversi. L’Università di San Marino è divisa in tre sedi principali e non ci sono ponti fra gli studenti. Mi sarei aspettato iniziative studentesche o partite di calcetto, magari una sfida tra quelli di Design e quelli di Comunicazione e Digital Media. A un certo punto se n’è pure parlato, ma poi non se n’è fatto niente. Penso che da iniziative del genere possano nascere delle belle relazioni.
Un consiglio
Questa volta parlo dello studio all’università in senso stretto. Alle superiori ero abituato a passare del tempo sui libri ogni giorno, perché il ritmo è quello. I prof ti possono interrogare o fare prove e valutazioni di frequente. All’università invece è diverso. Gli esami sono concentrati in determinati periodi e nel resto dell’anno non ci sono.
Occorre organizzarsi bene e io ho corso i miei rischi. Preso non so bene perché da una totale tranquillità, una volta ho rinviato l’inizio dello studio per un certo esame fino all’ultimo. A quel punto, sono stato costretto a optare per una maratona sfiancante che mi ha prosciugato.
Ho capito che organizzare lo studio in autonomia è difficile ma essenziale. Altrimenti, si rischiano di dover scalare montagne belle alte. Più del monte Titano.
Articolo e foto di Davide Mignani