Perché dalla Germania sono venuta a studiare a San Marino, e cosa è successo

Una chiacchierata con Johanna Hilzendeger, studentessa di Design e amante della fotografia: qui ha trovato i soggetti perfetti per i suoi scatti

Quel giorno, finalmente, Johanna Hilzendeger ha potuto sfogare il suo istinto. Le premesse c’erano tutte: in giro non c’era nessuno.  

Scarpe comode ai piedi, un giaccone ben allacciato, in mano una macchina fotografica. Era il marzo scorso, una di quelle giornate in cui l’aria gelida ti consiglia di stare in casa con un plaid sulle gambe e il fumo di una tisana calda che ti sale nel naso, Netflix acceso e il gatto che ti fa le fusa sulle ginocchia.

Ideale per alcuni, quest’ipotesi domestica, ma non per lei. Tedesca impegnata in un semestre accademico al corso di laurea in Design dell’Università di San Marino, 25 anni di età, in quella giornata così ostile aveva trovato una dimensione ideale e preziosa: senza un’anima viva nei paraggi poteva fotografare gli scorci più suggestivi del centro storico del Titano in totale libertà.

Che lusso. Una pacchia per Johanna. A San Marino, località spesso invasa dai turisti, un’occasione rara. 

E poi, in fondo, un po’ di respiro le serviva. Era un periodo di grandi cambiamenti, e anche qualche preoccupazione. Sul Titano la sua avventura era iniziata da un mesetto. Non l’affrontava da sola: con lei il suo ragazzo, anche lui studente di Design, entrambi provenienti dalla HAWK University of Applied Sciences and Art. Ma appena arrivati, per il boyfriend di Johanna, una tegola: reumatismi e parecchi giorni a letto.

È stata proprio lei a raccontarmelo. L’ho incontrata per capire come ci si sente a essere una studentessa straniera a San Marino, come funziona trasferirsi e cosa significa per lei la fotografia.

 

Ci fai vedere le foto che hai scattato quel giorno?

Solo una. Ne pubblicherò una selezione più ampia sul mio profilo Instagram @knipsendeger quando ne avrò abbastanza. Dovrete aspettare!

Viaggi molto?

Abbastanza. Ricordo in particolare tre mesi in auto a spasso per Francia, Italia, Spagna e Portogallo. Eravamo con la mia Volkswagen Polo, che ormai ha quasi una ventina d’anni sul groppone. Sono stata anche in Scandinavia, ma era un altro viaggio. Quella volta eravamo in camper. Pure in Corsica.

Le persone non sono mai protagoniste, nei tuoi scatti: perché?

Mi concentro sulle città e sugli spazi. Mi piace far risaltare i colori, l’architettura. Le forme, le tinte e come si combinano. Qui nella penisola trovo pane per i miei denti, mentre in Germania è tutto più ordinato e grigio, non c’è tanta varietà. 

 

Che significato ha per te la fotografia?

Rappresenta chi sono e ciò che ho visto con i miei occhi, il mio punto di vista. È anche una sorta di memoria. Mi permette di rievocare le sensazioni di un momento già passato.

Hai frequentato dei corsi?

Non credo serva dell’attrezzatura sofisticata o chissà quale tecnica, per fare una bella foto. È un punto di vista su ciò che ti circonda, tutto qui. Nessun corso per me.

 

La foto più complessa che hai scattato?

Questa risale a un viaggio in barca di un paio di settimane con cinque amici fra Danimarca e Svezia. Mi hanno issata fino a lassù e devo ammettere che a quell’altezza mi tremavano un po’ le mani. Ma ne è valsa la pena, ne vado fiera. 

A San Marino, come ci sei finita?

Avevo deciso di fare un semestre all’estero e l’Italia mi piaceva molto. Così ho scritto a una quindicina di atenei della penisola. Mi hanno risposto in pochi, a dire il vero, fra cui San Marino. Alla fine sono arrivata qui e ne sono felice, perché mi trovo davvero bene. Stringere nuove amicizie è stato facilissimo, e poi è tutto alla portata e semplice, dalle faccende di tutti i giorni alla vita sociale. 

 

Quanto è durata la preparazione prima del trasferimento?

Più o meno un anno. Ho frequentato dei corsi di italiano, dovuto raccogliere e presentare diversi documenti, chiedere dei permessi e via dicendo. Dietro c’è un po’ di burocrazia, occorre organizzarsi.

Trovare una casa è stato semplice?

Quando eravamo ancora in Germania la segreteria studenti dell’Università di San Marino ci ha inviato una lista di sistemazioni da contattare. Alla fine abbiamo deciso basandoci su tre foto viste via email, e nemmeno troppo convincenti. Era un posto piccolo e senza molta luce. Ma una volta qui l’abbiamo sistemato e ora è molto accogliente. Ci abbiamo messo molte foto, luci e così via. 

 

E il viaggio che vi ha portati qui?

Siamo arrivati sulla solita Polo, ci sarebbero volute 20 ore ma noi ce la siamo presa comoda e ci abbiamo impiegato tre giorni, facendo tappa a Monaco e sul Lago di Garda. 

Quando siete arrivati è andato tutto liscio o ci sono stati degli imprevisti?

Il mio ragazzo soffre di reumatismi e ha dovuto saltare alcune settimane di lezione, restando a casa. Siamo pure dovuti andare all’ospedale. Era una situazione particolare, perché io frequentavo l’università tutti i giorni ed ero piena di stimoli, mi godevo questa bella e progressiva scoperta, mentre lui era chiuso in casa. Facevamo vite parallele. Poi tutto si è risolto per il meglio.

 

Italiani, sammarinesi e tedeschi: differenze?

Qui le persone sono un po’ più aperte, forse. E poi c’è sempre qualcuno che ti dà una mano. All’università, per esempio, lo staff ci ha aiutato molto quando abbiamo affrontato i passaggi burocratici necessari per fare questa esperienza. 

 

In aula lo stile dei prof è diverso?

Non tanto. Le distanze più ampie probabilmente riguardano il post laurea, cioé le carriere. Penso che in Germania sia tutto più prevedibile e organizzato. Ci sono percorsi precisi e il sistema funziona. Mentre qui una persona si ritrova con più incertezze, rispetto all’ingresso nel mondo del lavoro.

Quali lezioni ti sono piaciute di più, finora?

Quelle del laboratorio di design della comunicazione. A ogni studente è stata attribuita una pianta, nel mio caso la forsizia. Il corso è concentrato in primis sul disegno. Oltre a fare tante ricerche dovrò consegnare un sacco di schizzi e bozzetti fatti a mano, nonché parecchi lavori al computer, anche in 3D. È un progetto molto pratico, per questo mi piace. 

 

Torniamo alle tue foto: c’è molta riflessione, dietro?

No, è un atto istintivo. Vedo qualcosa e gli scenari sono due: sono convinta e scatto, oppure mi dico che non ne vale la pena. 

Come concili il tempo necessario per fotografare con le esigenze di chi viaggia con te?

Quando siamo in gruppo non è sempre facile perché per farlo devo essere sola, al mio ritmo gli altri si annoierebbero. Mi organizzo per prendere dei giorni dedicati alla fotografia, in cui passeggio in solitaria per la città catturando quello che mi va con la macchina fotografica. È una cosa mia, molto intima.

 

Visto che ti piace tanto, perché non hai studiato architettura?

In passato ho fatto un tirocinio proprio in quel settore, quindi un pochino lo conosco. Ma lo trovo più circoscritto, a livello creativo, rispetto al Design, che è una disciplina molto più ampia e ricca di possibilità.

Dell’esperienza a San Marino cosa ti mancherà di più?

Fare nuove conoscenze ed entrare in contatto con stili di vita diversi. E poi la cultura. Senza dimenticare il panorama dalla parte alta del centro storico, veramente unico. Chissà come sarà a fine giugno? Poi me ne dovrò andare. 

 

In luglio tornerai in Germania?

No! Il mio semestre da studentessa straniera sarà finito, ma andremo a fare un viaggio al Sud insieme ad alcuni amici, passando per Napoli e Bari. La vita è un viaggio e il mio prosegue!

 

Articolo di John Bucarest
Foto di Alice Molari e Johanna Hilzendeger