All’Università di San Marino esistono dei bandi attraverso i quali gli studenti selezionati vengono pagati per supportare alcuni colleghi con disturbi specifici di apprendimento e altre necessità: ecco come funziona
Shamira cammina a passo svelto, lo sguardo di chi ha i minuti contati, sotto il braccio un malloppo d’appunti. La sua espressione tradisce una certa tensione, non è un periodo semplice per lei. Anni 21, studentessa universitaria: oltre a preparare i suoi, di esami, deve occuparsi anche di quelli degli altri.
Ma chi gliel’ha fatto fare?
Giacomo procede più rilassato, anche se non vede l’ora di arrivare. È di un anno più giovane, in spalla uno zaino con qualche libro e un portatile. Ha appuntamento con Shamira, che gli dà una mano con gli esami.
Ma perché si fa aiutare?
Shamira e Giacomo studiano all’Università di San Marino e vivono entrambi a Rimini. Lì, appena riescono, si incontrano per un progetto particolare.
Lei, iscritta all’ultimo anno della triennale in Comunicazione e Digital Media, ha vinto un bando per aiutare alcuni colleghi con disturbi specifici di apprendimento (DSA) e altri bisogni educativi speciali (BES), che nell’Ateneo sammarinese sono circa un centinaio.
Lui, va da sé, è uno dei ragazzi che sfruttano questo servizio.
Ma come si intrecciano le loro routine? Cosa succede quando lavorano insieme? Quale legame si crea, fra due persone così?
Per capirlo mi sono unita a loro. Nel bar che scelgono di solito, dove hanno apparecchiato la tavola con appunti, libri e computer. Li ho osservati. Ascoltati. Ma soprattutto conosciuti.
Shamira, perché hai partecipato al bando?
Ho scelto di candidarmi perché sono cresciuta in un contesto in cui l’attenzione alle difficoltà degli altri è sempre stata presente. E quando dico sempre, intendo in ogni gesto quotidiano.
Mio papà è sordo, così fin da piccola ho capito che l’accessibilità e il supporto reciproco sarebbero stati i pilastri della nostra vita. Per noi è normale guardare un film coi sottotitoli o spiegargli cosa viene detto in un video sui social, se non ci sono le scritte.
Nonostante la sordità, mio babbo è un uomo autonomo che fa tutto da solo e non ci ha mai fatto mancare niente. Anche se non sentiva, ci portava al cinema e a vedere gli spettacoli. Io cercavo di aiutarlo a capire, arrivando a imparare un po’ la lingua dei segni anche se ero bambina, per riuscire a dialogare.
Quando ho scoperto questa iniziativa dell’università, l’ho vista come un’occasione per trasformare la mia sensibilità in qualcosa di concreto.
Ti sei preparata prima di iniziare?
Non proprio, la mia unica preoccupazione è stata rispolverare gli appunti dell’anno scorso. Così arrivo da Giacomo con gli argomenti freschi e non perdiamo tempo.
Giacomo, a te che tipo di aiuto serve?
Sono nello spettro dell’autismo, quindi ragiono un po’ a modo mio, diversamente rispetto agli altri: certe volte le cose per me sono un nodo da slegare e ho bisogno di qualcuno che mi indirizzi.
L’aiuto di Shamira è stato utile da subito, in particolare perché nel primo semestre dovevo entrare nell’ottica di un nuovo mondo, quello universitario, che per me era ovviamente una novità. Dovevo insomma inquadrare la situazione, capire come organizzare la mia roba, come funzionavano gli esami e via dicendo.
È semplice vedersi?
Dipende, perché oltre all’università ho i miei impegni con gli scout, e poi magari una volta hai la febbre, un’altra hai lezione tutto il giorno: incastrarsi non è sempre immediato. A volte abbiamo fatto online, ma soprattutto in presenza, come adesso.
I nostri incontri possono durare dalle tre alle cinque ore. Il lavoro, in particolare per le tesine che vengono richieste dai prof, funziona così: Shamira mi fa delle domande e io propongo le mie idee. Poi capiamo se possono funzionare. Siccome per me non è facile ricordare tutto, le chiedo spesso conferma: se scrivo questa cosa, ha senso? Lei mi dà il suo parere, io controllo se mi suona bene e in caso affermativo andiamo avanti, sennò ci lavoriamo ancora. Verifichiamo anche online. È un lavoro di squadra, nel quale il testo viene rifinito sempre di più.
Per te Shamira che impegno è a livello di tempo ed energie?
Ammetto che in alcuni momenti può risultare una sfida. In particolare se devo preparare i miei esami e contemporaneamente trovare il tempo per aiutare i colleghi. Nella mia attività non rientra solo Giacomo. Seguo anche altri due studenti del mio stesso anno.
La difficoltà principale è organizzarsi: bisogna avere buona volontà e forza d’animo. Di recente sono comunque riuscita a dare cinque esami senza problemi, quindi è andata bene.
Ci sono anche diversi aspetti positivi, sul fronte strettamente legato allo studio. Il principale è che ripassi argomenti che altrimenti potresti dimenticare.
Giacomo, se ti chiedo di scegliere un aiuto fornito da Shamira che ti ha fatto svoltare, quale indichi?
Senza dubbio la tesina di Loyalty Marketing, sulle strategie per tenersi stretti i propri clienti, per farli tornare da te invece che rivolgersi alla concorrenza. Il prof ci aveva dato carta bianca, nel senso che l’argomento lo potevamo scegliere noi. Visto che sono un appassionati di videogiochi, l’ho fatta su quello. Abbiamo parlato degli abbonamenti Playstation Plus e Xbox, della ludopatia e dell’evoluzione dei giochi.
La cosa più complicata sono stati i casi studio, che nei libri scarseggiano. Allora ho pensato: chi meglio di me, che sono un consumatore abituale, può rappresentare un caso di studio?
A mio avviso è venuto fuori un lavoro perfetto, infatti ho preso un ottimo voto. Ma soprattutto, mi sono divertito a farlo.
Che legame si è creato fra te e Shamira?
Una bella amicizia, direi. Nel tempo libero non ci frequentiamo, ma quando ci becchiamo all’università e facciamo due chiacchiere è bello, rilassante, ci aiuta a staccare dalle lezioni.
Con lei ho sempre la percezione di un rapporto alla pari, non mi sono mai sento diverso. È come essere compagni di classe, anche se Shamira é più grande.
L’impatto di questa esperienza quindi non è solo tecnico.
Penso che valga anche come un aiuto psicologico. Spesso gli argomenti delle nostre relazioni finivano per toccare temi attuali, e allora ci ritrovavamo a sfogarci entrambi su quello che succede nel mondo. Mi ha fatto sentire meglio.
Penso inoltre di aver capito delle cose che mi hanno fatto maturare. Soprattutto che se ti prendi il tempo necessario per rilassarti, impari meglio che stressandoti per dieci ore al giorno.
Questa nuova consapevolezza per me è una chiave preziosa: col tempo e l’organizzazione giusti posso prendere ottimi voti in qualsiasi esame, facile o difficile.
Shamira, in chiusura: pensi di avere solo dato o anche ricevuto?
La seconda, perché in fin dei conti quello che si crea è un ambiente sereno in cui ci si sente entrambi liberi di esprimere dubbi e difficoltà. Cresci a livello umano e impari a metterti sullo stesso piano dell’altro: non sei un insegnante, ma un compagno di percorso. Il supporto, alla fine, è reciproco.
Intervista e foto di Giulia Ciasca